Le nuove Graduatorie Regionali rappresentano una delle novità più rilevanti per il reclutamento nella scuola. Si tratta di elenchi utilizzabili in via residuale, cioè solo dopo le ordinarie immissioni in ruolo, per coprire eventuali posti ancora liberi e vacanti. Per docenti e personale scolastico è quindi importante capire chi può inserirsi, con quali criteri e quali effetti concreti questa novità potrà avere già sulle prossime assunzioni.
In base a quanto emerge dalla bozza del Decreto, viene confermato l’impianto già introdotto dal decreto-legge n. 45 del 2025, che ha modificato il Testo Unico della scuola prevedendo questi nuovi elenchi regionali. L’obiettivo dichiarato è quello di utilizzare, dopo le procedure ordinarie, anche gli idonei e i candidati che hanno superato specifici concorsi ordinari, così da non lasciare posti scoperti.
Possono rientrare nelle Graduatorie Regionali coloro che hanno superato positivamente i concorsi ordinari dal 2020 in poi, nei casi indicati dalla bozza:
- concorso ordinario 2020,
- concorsi STEM,
- concorso di educazione motoria nella scuola primaria
- concorsi PNRR1 e PNRR2
purché la graduatoria di merito sia stata pubblicata entro il 10 dicembre 2025.
L’iscrizione dovrebbe essere annuale, sempre per i concorsi la cui graduatoria è stata pubblicata nell’anno precedente.
Queste le regole che dovrebbero essere confermate nel Decreto di prossima pubblicazione:
- l’inserimento avviene in una sola regione;
- la regione scelta può essere diversa da quella di residenza;
- si può concorrere per tutte le classi di concorso per cui si è superata la procedura;
- restano esclusi coloro che hanno già un contratto a tempo indeterminato nel sistema scolastico statale.
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Un aspetto centrale riguarda il punteggio.
Nelle Graduatorie Regionali non conta il punteggio complessivo della graduatoria di merito, ma solo il risultato ottenuto nelle prove concorsuali.
In pratica, si considera la somma del voto della prova scritta e del voto della prova orale; se l’orale comprendeva anche una prova pratica, vale il voto complessivo dell’orale.
Non vengono invece valutati i titoli culturali e di servizio. Questa scelta servirebbe a evitare differenze interpretative tra i vari uffici scolastici regionali.
L’ordine di collocazione segue inoltre un criterio preciso: prima il concorso più risalente nel tempo e poi, all’interno dello stesso concorso, il punteggio conseguito.
Questo significa, ad esempio, che chi ha superato il concorso 2020 sarà collocato prima di chi ha superato procedure successive. Se una persona ha superato più concorsi per la stessa classe di concorso, l’inserimento avverrà con riferimento alla procedura cronologicamente anteriore.
Dal punto di vista operativo, le domande saranno presentate in modalità telematica attraverso il Portale Unico del Reclutamento. Le date, però, non risultano ancora ufficiali. Saranno quindi decisive le successive indicazioni ministeriali, anche per capire se il sistema rimanderà a Istanze Online oppure alla piattaforma dedicata ai concorsi e alle procedure selettive.
Molto importante è anche il rapporto tra queste Graduatorie Regionali e le altre procedure di assunzione. Gli elenchi regionali si collocano dopo le immissioni in ruolo ordinarie, ma prima delle assunzioni finalizzate al ruolo dalla prima fascia GPS sostegno.
Questo passaggio potrebbe ridurre ulteriormente gli spazi per le nomine da GPS sostegno e rendere ancora più residuale il ricorso alla call veloce.
Restano poi alcuni casi particolari. Possono iscriversi anche i vincitori ancora in attesa di nomina, mentre non possono farlo coloro che sono già di ruolo su altra classe di concorso o chi mantiene comunque un contratto a tempo indeterminato nella scuola statale.
Per quanto riguarda le riserve, la bozza richiama espressamente i beneficiari della legge n. 68 del 1999, mentre non risultano specificate altre priorità, ad esempio per chi ha maturato tre anni di servizio.
Un capitolo a parte riguarda gli idonei PNRR3. Secondo quanto scritto nella Bozza di Decreto, non potranno inserirsi subito negli elenchi regionali di quest’anno se le relative graduatorie di merito saranno pubblicate nel 2026.
Potranno però rientrare nei futuri aggiornamenti, una volta soddisfatte le condizioni previste. Anche per questo motivo, la nuova disciplina va letta come uno strumento aggiuntivo, ma non immediatamente risolutivo per tutti.
Per i lavoratori della scuola la novità è quindi importante, ma va affrontata con attenzione: amplia le possibilità di reclutamento, ma aumenta anche la concorrenza tra candidati provenienti da regioni diverse e non consente, almeno da quanto emerge, di valorizzare il servizio svolto.
La normativa di riferimento è il decreto-legge n. 45/2025 che modifica il Testo Unico in materia di istruzione, insieme alla bozza di decreto attuativo esaminata dal CSPI e alla tutela delle riserve previste dalla legge n. 68/1999.
In attesa della pubblicazione definitiva del provvedimento e delle istruzioni ministeriali, sarà fondamentale leggere con attenzione il testo ufficiale per verificare termini, modalità di domanda e platea effettivamente ammessa.