Negli ultimi mesi, il tema delle certificazioni informatiche da dichiarare nelle GPS (Graduatorie Provinciali per le Supplenze) è diventato una vera e propria emergenza per migliaia di docenti e ATA. Il motivo è un cambio di regole che, da un lato, punta a “fare pulizia” nel mercato dei titoli e, dall’altro, è stato comunicato in modo non sempre coerente, generando confusione e scelte affrettate.
Come Confasi Scuola, riteniamo fondamentale riportare ordine: spiegare cosa prevede la nuova impostazione, perché si è creato il caos con guide e interpretazioni diverse, e soprattutto come tutelarsi per non perdere punteggio o incorrere in errori di dichiarazione.
Secondo quanto indicato nelle informative e poi recepito nella disciplina delle GPS 2026/2028, il principio guida è chiaro: per i nuovi inserimenti e per alcuni passaggi non bastano più certificazioni “generiche”, ma servono titoli rilasciati da enti che risultino accreditati presso Accredia.
- Restano valide le certificazioni informatiche non “Accredia” già dichiarate in precedenza, ma solo se si effettua un semplice aggiornamento senza cambiare fascia.
- Diventano necessarie certificazioni “Accredia” per i nuovi inserimenti in graduatoria.
- Diventano necessarie certificazioni “Accredia” anche per i passaggi di fascia (ad esempio, dalla seconda alla prima fascia), perché trattati come nuova valutazione dei titoli.
Questo punto è quello che ha inciso di più sulla vita concreta delle persone: chi pensava di “trasferire” semplicemente i titoli già posseduti, si è trovato improvvisamente a doverli sostituire o integrare.
In ordine cronologico, la situazione è maturata così.
Da novembre, durante le informative sindacali, è stata preannunciata una stretta: in prospettiva sarebbero state riconosciute solo certificazioni rilasciate da enti con requisiti “certificati” e verificabili. Nonostante questo, una parte del mercato formativo ha continuato a vendere titoli non spendibili, spesso a personale precario poco informato e con poco tempo per controllare.
Con la pubblicazione delle regole GPS 2026/2028 (ordinanza e allegati), è arrivato il “paletto”: salvaguardia limitata per chi era già inserito e aggiornava nella stessa fascia; obbligo di titoli conformi per chi entrava ex novo o cambiava fascia. La motivazione dichiarata era contrastare la “mercificazione dei titoli”, cioè l’acquisto di attestati senza reale formazione.
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Il 20 febbraio, in un confronto tecnico, è stato ribadito un passaggio delicatissimo: il transito dall’elenco aggiuntivo alla prima fascia viene considerato come nuovo inserimento e non come semplice aggiornamento. In questa lettura, quindi, chi fa quel passaggio non potrebbe “portarsi dietro” vecchie certificazioni non conformi ai nuovi requisiti.
Da qui è partita la corsa contro il tempo. L’elenco degli enti/percorsi ritenuti idonei è arrivato molto vicino all’apertura delle istanze (con finestre di circa 20 giorni): troppe persone hanno cercato soluzioni last minute, e sono esplosi “pacchetti flash” e percorsi accelerati.
Il paradosso è evidente: una norma nata per alzare la qualità ha finito, nel breve periodo, per alimentare acquisti frettolosi e formazione compressa.
- Prima contraddizione: l’ordinanza e i chiarimenti tecnici trattavano alcuni passaggi (come l’elenco aggiuntivo → prima fascia) come “nuovo inserimento”.
- Seconda contraddizione: una bozza di FAQ inviata ai sindacati avrebbe riportato una risposta opposta, facendo intendere la validità delle vecchie certificazioni anche in quel caso.
- Effetto domino: alcuni sindacati hanno pubblicato guide basate sulla bozza, mentre altri si sono attenuti al testo dell’ordinanza, creando due linee interpretative incompatibili.
Quando due fonti ministeriali divergono (testo normativo vs bozza di FAQ), l’unico criterio prudente è: contano gli atti ufficiali pubblicati e le eventuali note/FAQ definitive, non le bozze circolate in via informale. Proprio per questo Confasi Scuola invita tutti i propri iscritti ad attendere i chiarimenti UFFICIALI e non fare riferimento alle famose "voci di corridoio".
Nel frattempo, ecco cosa consigliamo per tutelarsi:
- Verificare il proprio caso: aggiornamento nella stessa fascia o nuovo inserimento/passaggio di fascia? La risposta cambia tutto.
- Controllare l’ente: non basta il nome “altisonante”. Serve verificare che il percorso sia rilasciato da soggetto/struttura coerente con i requisiti richiesti (accreditamento e tracciabilità).
- Conservare prove: attestato, programma, ore, modalità di verifica, ricevute, e ogni documento utile in caso di controllo.
- Evitare dichiarazioni “creative”: in GPS si dichiara sotto responsabilità personale; errori o falsità possono avere conseguenze serie.
In conclusione, il nodo non è “avere o non avere” una certificazione, ma avere un titolo correttamente valutabile secondo le regole dell’aggiornamento GPS e secondo i criteri di affidabilità introdotti. Confasi Scuola continuerà a chiedere una fase transitoria ragionevole e comunicazioni ministeriali coerenti, perché non è accettabile scaricare sui lavoratori precari il costo dell’incertezza amministrativa.
Riferimenti normativi richiamati:
Ordinanza Ministeriale di aggiornamento delle GPS per il biennio 2026/2028 (e relativi allegati e FAQ ufficiali nella versione pubblicata), D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 (dichiarazioni sostitutive e responsabilità), Regolamento (CE) n. 765/2008 (quadro europeo dell’accreditamento e valutazione della conformità) e disciplina istitutiva/attuativa del sistema nazionale di accreditamento operante tramite Accredia.